Una volta avevo una foto che avrei voluto adesso condividere con i più ma che ho perso.
Ma non importa perchè quello che importa è più il significato che la foto stessa.
E questo invece non è andato perso.
Era la foto di una Bianchi bianca, con il sellino ricoperto dalla neve, parcheggiata fuori dal mio ufficio durante l'inverno del 2010.
La guardavo dalla finestra ed ero orgoglioso, tanto da farle una foto.
Una piccola Bianchi bianca da donna con un solo freno con cui ho sfidato la neve.
La prima bici in assoluto a cui ho dato l'appellativo di "mia". E a cui ovviamente ho dato un nome, Mariposa I.
Un nome che rende omaggio alla moto del Che (la Poderosa) e che al contempo rende l'idea della sua leggerezza rispetto a quella.
La Mariposa,osservata in quel momento, rappresenta un dato di fatto: che impossibile non esiste. E' un concetto iniettato come un virus nella società e che la società ha fatto proprio e diffonde:
"è impossibile, rinuncia, lascia perdere, vola basso, non sei capace, non fa per te, stai coi piedi per terra, ma dove vuoi andare?"
Quante volte anche noi abbiamo usato queste espressioni? Sia verso gli altri che verso noi stessi.
Per quanto tempo mi sono lasciato abbindolare prima di capire che è vero l'esatto contrario e che non c'è una frase più azzeccata di quella che recita "per capire qual è il limite bisogna superarlo".
Ma bisogna fare un passo indietro, fino alla primavera dello stesso anno.
Milano, fiera "Fai la cosa giusta". Con un'amica discutiamo sui mezzi di trasporto e l'impatto ambientale.
Fino ad arrivare ad un punto critico.
"Paolo, ma perchè tu non hai una bicicletta?"
"Scherzi? E' pericolossissima, con tutte quelle auto in giro pronte a stirarti mentre tu sfidi le leggi della fisica"
Ma certe piccole mezze bugie crollano miseramente nell'attimo in cui la ragione le schiaccia col peso del suo occhio acuto.
"tu non sai andare in bici!".
E' proprio così, si.
Mezzo pomeriggio di qualche giorno dopo nel parcheggio della curva sud dello stadio Atleti Azzurri d'Italia è servito a darmi un po' di coraggio in più, ma non di certo a imparare.
Poi un giorno, sarà stato agosto o forse settembre, passeggiando per via Zanica, la strada che porta da casa mia al lavoro, scorgo due biciclette tra i rifiuti ammassati dietro il cancello di un capannone.
Una Revival Holland bordeaux e una Bianchi bianca.
La Bianchi ha solo una ruota sbullonata e poi potrebbe anche andare, l'altra ha qualche acciacco in più.
Le porto a casa e nel fine settimana gli do un'occhiata.
La Bianchi una volta messi i bulloni sembra in regola. Ovviamente la mia conoscenza di ciclomeccanica è assolutamente nulla, un meccanico della ciclostazione qualche tempo dopo mi farà notare che il manubrio era un po' troppo molle (ecco perchè non riuscivo a togliere le mani dal manubrio per segnalare la svolta!)
Imparerò ad andarci davvero?
Il lunedì mattina arriva subito l'occasione. E' tardi e dove abito adesso non passa nessun bus utile.
Così ripenso a quando per la prima volta ho creduto in me stesso e ho corso dietro l'autobus che stava per partire senza di me riuscendo a salirci e mi dico: andiamo!
Da quel momento, piano piano, ho imparato molte cose.
Innanzitutto guidavo la bici solo sul marciapiede nonostante io odi chi va in bici sul marciapiede perchè il posto delle ruote è sulla strada e non d'intralcio ai pedoni, ma dentro di me ripetevo "è solo temporaneo, il tempo di imparare" e quando
c'era gente scendevo e andavo a spinta. Mi sentivo sicuro solo sull'ultimo pezzettino di strada, sulla pista ciclabile.
Così imbranato ma così soddisfatto. Le parole della nonna che echeggiavano nell'orecchio dei ricordi "non hai equilibrio, non sei capace" ora hanno la risposta che si meritano, eri tu che non eri capace di credere e perciò di insegnarmi a credere. Ma non è colpa tua, nonna, è colpa della società che ti influenza dal momento in cui sei nata. O forse si, è colpa tua che ti ci sei lasciata influenzare. Ma che importa? Io oggi su questo sellino sono appena nato. E i fatti sono meglio di qualsiasi parola.
Da lì il passo è stato breve. Se sono stato capace di imparare il principio base perchè non dovrei essere capace di migliorare?
Adesso che ho imparato a buttarmi, avrò mica ancora paura a farlo?
Così il fine settimana successivo pedalata di 20km con pitstop in uno dei miei posti preferiti, il Bo.Po. un locale colorato immerso nel verde della provincia bergamasca: come se avessi vinto la coppacampioni.
Ero diventato padrone della mia strada.
La seconda cosa che imparai è che bisogna portare sempre con se un k-way e magari avere delle scarpe adatte alla pioggia. Ma
questo è un dettaglio, in fondo si può anche ridere divertiti mentre si è zuppi sotto la pioggia.
E poi arrivò l'inverno in cui gli automobilisti rimanevano in coda strombazzanti e nervosi e io invece con la Mariposa schizzavo via ridendo di loro e della loro miserabile condizione, anche quando prendendo la pista ciclabile scoprivo che era uno scivolo di ghiaccio.
Chi mi conosce oggi giurerebbe che io sappia andare in bici dalla nascita, che abbia prima imparato a pedalare e poi a camminare.
Per un lungo periodo mentre pedalavo ripensavo al fatto incredibile che ero su una bici. Per anni ho fatto sogni in cui guidavo mezzi a due ruote, sogni così reali che al risveglio rimanevo molto deluso. E ora era un dato di fatto: impossibile non esiste.
Ora la Mariposa dopo più di 1000km è parcheggiata, legata sotto casa perchè si è data il cambio con una bici da corsa ma la sua immagine è sempre dentro di me a ripetermi che niente è impossibile, che bisogna crederci e buttarsi nelle cose e che dobbiamo far vivere il nostro bambino interiore.
Uccidiamo pure l'adolescente pessimista e disfattista, inquinato dalla società e dai suoi stereotipi. Ma lasciamo vivere il bambino che CREDE. Nulla è impossibile per un bambino. Anzi, impossibile è nulla.
Anche il Nuovo Testamento esorta ad essere innocenti come bambini (ma uomini compiuti in senno).
Da allora ogni cosa che non conosco o non so fare è solo una sfida. Voglio sapere e voglio imparare.
Teatro, musica, giocoleria, bricolage, ecologia, salutismo, lingue, nuoto, arrampicata.
Nessun campo è escluso dalla possibilità di crescere e migliorarsi che dovrebbe essere insita in ogni essere umano.
Perchè la gente si accontenta di vivere in stereotipi e a diffidare o prendere in giro chi è insaziabilmente curioso e si informa, cambia, cresce? La risposta è semplice: perchè ha smesso di credere e ha paura di ciò che non conosce.
Per questo mi arrabbio con chi vegeta e ristagna, mi arrabbio con chi critica ma non fa niente di migliore, con chi rifiuta senza ascoltare.
E soprattutto con chi si arrende senza aver mai lottato e con chi ha smesso di credere.
Usiamo solo il 10% del nostro cervello. Chisà quali sono le innumerevoli capacità che non sfruttiamo solo per colpa di un insegnamento sbagliato della società in cui viviamo e a cui non dovremmo credere.
Crediamo in noi, piuttosto.