mercoledì, febbraio 29, 2012

Piccolo Upgrade

Installatonmi ormai nella nuova casa, priva ancora di tanti, utilissimi, mobili, posso finalmente dedicarmi a tutte le pratiche burocratiche che erano state messe in standby per work in progress della noiosa burocrazia del cambio di residenza e del tempo che non è mai abbastanza.
Quindi,  dopo la nuova sede, il nuovo statuto.


Molti di voi saranno sorpresi, e molti no.


Sul ring, all'angolo sinistro Paologeorgos, all'angolo destro il sig. Parroco e Il sig. Ministro degli interni.
Se vogliamo, un ritratto moderno della vecchia gerarchia sociale nota ai tempi della Rivoluzione Francese.


Vi riporto un estratto che possa riassumere le prossime manovre di cui spero avere presto notizie positive da portarvi:


Al sig. Parroco:
Essendo stato sottoposto a battesimo nella Sua parrocchia, in una data a me non nota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita, desidero che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata "Chiesa cattolica apostolica romana".
Chiedo inoltre che dell'avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera, debitamente sottoscritta.


Al sig. Ministro:
Chiedo l’aggiunta del cognome materno, Xxxxxx, al mio attuale. Non ho mai conosciuto mio padre, il quale si è limitato a riconoscermi al momento della mia nascita e di seguito non ha intrattenuto nessun tipo di rapporto con me. Non l’ho mai incontrato né parlato né avuto contatti di alcun tipo.
Chiedendo il cognome materno intendo riconoscere la forza della famiglia di mia Madre che mi ha sostenuto in tutti questi anni e non mi ha fatto mai sentire la mancanza procurata dall’assenza paterna.
Mi sentirei orgoglioso perciò di portare il cognome di mia Madre e di conseguenza dei miei Nonni Materni che mi hanno donato tutto il loro affetto e insegnato valori universali come l’amore, il rispetto, la passione e il diritto di essere felici.


Con buona pace della mia vecchia identità sociale e anagrafica.

mercoledì, gennaio 04, 2012

cronache di un trasloco (o come sto perdendo i capelli)

Giusto per aggiornarvi in caso qualcuno si stesse chiedendo che fine ho fatto.

Una delle leggi fondamentali dei traslochi è che non puoi quantificare quanta roba hai da traslocare fino a quando non sarà tutta nella nuova casa.

Due viaggi in auto, carica come quella di un bancarellista dei semafori di reggio calabria non sono bastati.
Anzi sembra che le cose in casa si siano moltiplicate e non vogliano finire, come se ci fosse un doppio fondo nei mobili che, per accontentarmi, in questi anni in silenzio avessero accettato di farsi sovraccaricare.

"Sai," disse lo stipitite "oggi ha portato a casa altri bicchieri, ma cosa se ne farà?" "Ah non lo dire a me" rispose l'armadio "l'ennesimo maglione che rimarrà qui con l'etichetta, cosa possiamo farci? Allarghiamo le cerniere e ce lo facciamo stare".

Per non parlare del dubbio "questo lo porto o lo tengo ancora qui?" Con un piccolo errore di calcolo sono rimasto senza colazione.
Si perchè se il padrone di casa vi dirà "faccio le volture" non è vero. Il vecchio inquilino avrà disdetto tutto, voi entrerete in casa e sarete senza luce e gas.
E quando chiamarete il padrone di casa per chiedere cosa è successo vi risponderà la moglie dicendo "ma la luce c'era" e voi capirete che dovrete arrangiarvi voi, chiedere all'agente immobiliare se conosce chi ci viveva prima e se ha il numero di telefono.

Perciò se voglio continuare a fare la doccia e la lavatrice e se voglio cucinare, non posso ancora trasferirmi e portare tutto.

In più la Bas che mi boicotta cambiando i giorni di raccolta carta e perciò mi sono trovato obbligato a portare gli scatoloni, vuotarli e ripotarli indietro per riempirli nuovamente.

E la lavatrice? Chi la porta la lavatrice e i due mobiletti che c'ho? Ma certo, quello che mi ha portato la lavatrice a casa dal negozio due anni fa! Mi ricordo di aver conservato l'email (ah che grande scoperta l'organizzazione in cartelle delle emails), gliene mando subito una! Ma la risposta è "Buongiorno non operiamo più in quella zona. Cordialmente".

A questo punto dico basta! A costo di vivere senza luce e gas voglio chiudere questa faccenda. Trasloco tutto! Noleggio un furgone, carico tutto e capitolo chiuso.

Troppo facile. Se voglio noleggiare un furgone ho bisogno di una carta di credito. E chi ce l'ha? Mica la ricaricabile va bene!
Ricordo che in banca me l'avevano proposta allora mi dico che è arrivato il momento di cascarci, ne attiverò una.
Troppo facile. Se voglio una carta dovrò aspettare 10 giorni.

E il teatro? Lo spettacolo in cui sono stato impelagato un po' mio malgrado richiede tempo, preziosissimo per me.

Entro il 21 dovrò aver portato tutto via, imbiancato la vecchia casa e consegnato le chiavi.
Ce la farò? Se non avrete mie notizie vorrà dire che sono rimasto sotto gli scatoloni.

lunedì, novembre 21, 2011

note positive

E' incredibile come due libri che non c'entrino nulla invece la centrino.
La scorsa settimana preso dallo sconforto lavorativo decido di fare shopping culturale seguendo i consigli di EfficaceMente.
Non sono qui a fare pubblicità a libri e/o autori ma un libro sulla gestione del tempo e uno (uhm, come lo definisco? Diciamo..) sulla natura umana difronte agli imprevisti e/o problemi  hanno fatto scattare la molla su qualche interruttore interiore.
Click.
E piano piano ho iniziato a risalire. (Lanciato anche da nuovi impegni che mi tengono a galla e non mi permettono di affondare.)
Perciò devo proprio dire che più che una spesa, ho fatto un investimento.
Il colpo di assestamento finale l'ha dato Silvano Agosti di cui ho potuto godere un discorso in videoconference durante un Simposio sulla Sostenibilità, svoltosi a Verona questo w.e.
E così, di punto in bianco, ho scoperto che il mio bambino interiore non è morto.
Anzi, è più vivo che mai. Come direbbe Spencer Johnson, si è spostato col formaggio.
Fatto uno: Ieri sera, a letto, stanco e col mal di testa, con un alone negativo che non mi mollava non volevo ancora addormentarmi perchè era troppo presto.
Così ho deciso che non avrei spento la luce. Ma questo non giovava al mio mal di testa.
Il problema è che non ho un abatjour, o meglio ne ho 3 in giro per casa, ma nessuna sul mio comodino. Così ho fatto una cosa che non facevo da anni!
Ricordo: quando avevo la febbre da piccino passavo tutto il tempo a letto. Ricordo che "si è alzato" era sinonimo di guarigione. Superprotettività meridionale? Non so, ma non è questo il punto: quando era il momento di cambiare l'aria in camera mia nonna diceva: "copriti".
Ed io mi infilavo completamente sotto le coperte attraverso le quali filtrava un po' di luce.
Ieri ho goduto di questo piccolo grande momento che non avviene da (rapido calcolo mentale) almeno 18 anni.
Ma non finisce qui no, oggi dopo una giornata lavorativa entusiasmante (perchè il libro sulla gestione del tempo ha suscitato in me la voglia di organizzare il mio lavoro e incredibilmente ad un'ora dalla fine ho già fatto tutto e reso molto più del solito..quindi un'ora da gestire come meglio credo) tornato a casa, e dopo aver mangiato, cucinato (si, in quest'ordine) lavato i piatti, essermi esercitato con la chitarra e giocolato è avvenuto il secondo fatto:
mi sono sorpreso a saltare cantando cori da stadio per incitarmi davanti allo specchio.
Secondo ricordo: erano (rapido calcolo mentale) 7 anni che avevo smesso di guardarmi allo specchio la sera fingendo di essere uno sportivo/artista di successo.
Mi sono sentito di colpo ringiovanito e con la voglia di raccontare quanto accaduto a tutti.
Così mi sono ricordato di avere un blog e un bicchiere di dolcetto d'alba ha reso meno ostico stendere tutto questo papello.
Un abbraccio a chi ancora mi legge.

Ne approfitto per diffondere Zeitgeist, sperando che vi incuriosisca. Grazie a questi documentari ho conosciuto persone splendide.

lunedì, novembre 07, 2011

va tutto storto

Va tutto storto perchè la mia ragazza non mi abbraccia ed io lì per lì dico sarà stanca.
Va tutto storto perchè la settimana dopo non ci sentiamo nemmeno una volta ed io aspetto il w.e. per capire cosa succede.
Va tutto storto perchè lei invece mi scrive: non hai notato che non ci sentiamo? ed io dico si, ma aspettavo di parlarne di  persona e lei mi risponde che è solo un caso. Ed io non capisco.
Va tutto storto perchè la settimana dopo la mia insegnante di piscina mi dice che se soffro di schiena è meglio che io molli.
Va tutto storto perchè subito dopo brucio la cena.
Va tutto storto perchè non è finita, sistemo la dispensa e la costosa padella di ceramica rimane incastrata e nel tirarla  fuori con tutte le attenzioni possibili si crepa lo stesso.
Va tutto storto perchè sono sciocchezze in fondo e volevo solo una coccola e invece la mia ragazza mi dice che anche lei  avrebbe voluto fare pilates ma non può. Peccato che lei potenzialmente potrebbe. Io non posso e basta.
Va tutto storto perchè la conclusione è che fose non siamo compatibili e io non capisco cosa c'entri con le pentole e perchè non me l'abbia detto in faccia  e abbia aspettato un mio momento no.
Va tutto storto perchè ci accordiamo di non sentirci finchè non potremmo vederci di persona.
Va tutto storto perchè quella settimana io faccio anche una trasferta di lavoro e sono stanco.
Va tutto storto perchè io le chiedo: ti va di vederci e pensi sia utile? Perchè altrimenti io questo viaggio me lo risparmio  e lei dice di si.
Va tutto storto perchè lei lavora di pomeriggio e restiamo d'accordo di vederci prima con gli amici la sera e il giorno dopo  risolvere.
Va tutto storto perchè la sera sono stanco ma dopotutto la cosa importante è vedere lei il giorno dopo e perciò non esco con  gli amici.
Va tutto storto perchè lei il giorno dopo, via sms, mi dice che non sono uscito la sera solo per fare la parte della vittima, che  non sopporta che i miei amici possano pensare che è colpa sua che sono sempre stanco e che lei passi per la cattiva che mi  obbliga a scendere in calabria.
Va tutto storto perchè lei dice che per questo motivo non verrà all'appuntamento.
Va tutto storto perchè se non aveva voglia poteva dirmelo prima che io mi facessi 1500km dopo una trasferta di lavoro e  perciò le dico che quello che fa si, è abbastanza cattivo, e anche adesso continuo a pensare che tuttosommato ho ragione da vendere.
Va tutto storto perchè si impunta su questa parola, nemmeno se le avessi dato della troia.
Va tutto storto perchè essendo i nostri amici in comune non lo racconto a nessuno perchè non sono un infame.
Va tutto storto perchè lei non è dello stesso avviso e racconta la sua mezza verità di comodo per sentirsi dire che ha  ragione.
Va tutto storto perchè la settimana dopo mi investono in bici e scappano.
Va tutto storto perchè non mi sono fatto niente, non ho nemmeno sbattuto la testa ma ho avuto un'amnesia che dura mezza  giornata.
Va tutto storto perchè il neurologo mi consiglia uno psicologo con cui senza fatica conveniamo che il mio cervello ha colto  l'occasione per prendersi lo stacco di cui aveva bisogno.
Va tutto storto perchè ho un blocco e continuo a scrivere sms e lettere alla mia ormai ex, suppongo, che poi cestino.
Va tutto storto perchè penso che se magari scendo riesco a vincere il blocco.
Va tutto storto perchè scendo e non vinco il blocco.
Va tutto storto perchè l'aero di ritorno fa ritardo e perdo il bus e il successivo è dopo un'ora.
Va tutto storto perchè arrivo a casa e prima di me ci sono stati i ladri.
Ma va tutto bene perchè ho capito che devo solo cambiare vita.

martedì, settembre 27, 2011

una storia di gomme e lamiera

Una volta avevo una foto che avrei voluto adesso condividere con i più ma che ho perso.
Ma non importa perchè quello che importa è più il significato che la foto stessa.

E questo invece non è andato perso.

Era la foto di una Bianchi bianca, con il sellino ricoperto dalla neve, parcheggiata fuori dal mio ufficio durante l'inverno del 2010.

La guardavo dalla finestra ed ero orgoglioso, tanto da farle una foto.
Una piccola Bianchi bianca da donna con un solo freno con cui ho sfidato la neve.
La prima bici in assoluto a cui ho dato l'appellativo di "mia". E a cui ovviamente ho dato un nome, Mariposa I.
Un nome che rende omaggio alla moto del Che (la Poderosa) e che al contempo rende l'idea della sua leggerezza rispetto a quella.
La Mariposa,osservata in quel momento, rappresenta un dato di fatto: che impossibile non esiste. E' un concetto iniettato come un virus nella società e che la società ha fatto proprio e diffonde:

"è impossibile, rinuncia, lascia perdere, vola basso, non sei capace, non fa per te, stai coi piedi per terra, ma dove vuoi andare?"

Quante volte anche noi abbiamo usato queste espressioni? Sia verso gli altri che verso noi stessi.

Per quanto tempo mi sono lasciato abbindolare prima di capire che è vero l'esatto contrario e che non c'è una frase più azzeccata di quella che recita "per capire qual è il limite bisogna superarlo".

Ma bisogna fare un passo indietro, fino alla primavera dello stesso anno.

Milano, fiera "Fai la cosa giusta". Con un'amica discutiamo sui mezzi di trasporto e l'impatto ambientale.
Fino ad arrivare ad un punto critico.

"Paolo, ma perchè tu non hai una bicicletta?"
"Scherzi? E' pericolossissima, con tutte quelle auto in giro pronte a stirarti mentre tu sfidi le leggi della fisica"

Ma certe piccole mezze bugie crollano miseramente nell'attimo in cui la ragione le schiaccia col peso del suo occhio acuto.

"tu non sai andare in bici!".

E' proprio così, si.

Mezzo pomeriggio di qualche giorno dopo nel parcheggio della curva sud dello stadio Atleti Azzurri d'Italia è servito a darmi un po' di coraggio in più, ma non di certo a imparare.

Poi un giorno, sarà stato agosto o forse settembre, passeggiando per via Zanica, la strada che porta da casa mia al lavoro, scorgo due biciclette tra i rifiuti ammassati dietro il cancello di un capannone.

Una Revival Holland bordeaux e una Bianchi bianca.

La Bianchi ha solo una ruota sbullonata e poi potrebbe anche andare, l'altra ha qualche acciacco in più.
Le porto a casa e nel fine settimana gli do un'occhiata.

La Bianchi una volta messi i bulloni sembra in regola. Ovviamente la mia conoscenza di ciclomeccanica è assolutamente nulla, un meccanico della ciclostazione qualche tempo dopo mi farà notare che il manubrio era un po' troppo molle (ecco perchè non riuscivo a togliere le mani dal manubrio per segnalare la svolta!)

Imparerò ad andarci davvero?

Il lunedì mattina arriva subito l'occasione. E' tardi e dove abito adesso non passa nessun bus utile.
Così ripenso a quando per la prima volta ho creduto in me stesso e ho corso dietro l'autobus che stava per partire senza di me riuscendo a salirci e mi dico: andiamo!

Da quel momento, piano piano, ho imparato molte cose.

Innanzitutto guidavo la bici solo sul marciapiede nonostante io odi chi va in bici sul marciapiede perchè il posto delle ruote è sulla strada e non d'intralcio ai pedoni, ma dentro di me ripetevo "è solo temporaneo, il tempo di imparare" e quando
c'era gente scendevo e andavo a spinta. Mi sentivo sicuro solo sull'ultimo pezzettino di strada, sulla pista ciclabile.

Così imbranato ma così soddisfatto. Le parole della nonna che echeggiavano nell'orecchio dei ricordi "non hai equilibrio, non sei capace" ora hanno la risposta che si meritano, eri tu che non eri capace di credere e perciò di insegnarmi a credere. Ma non è colpa tua, nonna, è colpa della società che ti influenza dal momento in cui sei nata. O forse si, è colpa tua che ti ci sei lasciata influenzare. Ma che importa? Io oggi su questo sellino sono appena nato. E i fatti sono meglio di qualsiasi parola.

Da lì il passo è stato breve. Se sono stato capace di imparare il principio base perchè non dovrei essere capace di migliorare?
Adesso che ho imparato a buttarmi, avrò mica ancora paura a farlo?

Così il fine settimana successivo pedalata di 20km con pitstop in uno dei miei posti preferiti, il Bo.Po. un locale colorato immerso nel verde della provincia bergamasca: come se avessi vinto la coppacampioni.

Ero diventato padrone della mia strada.

La seconda cosa che imparai è che bisogna portare sempre con se un k-way e magari avere delle scarpe adatte alla pioggia. Ma
questo è un dettaglio, in fondo si può anche ridere divertiti mentre si è zuppi sotto la pioggia.

E poi arrivò l'inverno in cui gli automobilisti rimanevano in coda strombazzanti e nervosi e io invece con la Mariposa schizzavo via ridendo di loro e della loro miserabile condizione, anche quando prendendo la pista ciclabile scoprivo che era uno scivolo di ghiaccio.
Chi mi conosce oggi giurerebbe che io sappia andare in bici dalla nascita, che abbia prima imparato a pedalare e poi a camminare.

Per un lungo periodo mentre pedalavo ripensavo al fatto incredibile che ero su una bici. Per anni ho fatto sogni in cui guidavo mezzi a due ruote, sogni così reali che al risveglio rimanevo molto deluso. E ora era un dato di fatto: impossibile non esiste.

Ora la Mariposa dopo più di 1000km è parcheggiata, legata sotto casa perchè si è data il cambio con una bici da corsa ma la sua immagine è sempre dentro di me a ripetermi che niente è impossibile, che bisogna crederci e buttarsi nelle cose e che dobbiamo far vivere il nostro bambino interiore.

Uccidiamo pure l'adolescente pessimista e disfattista, inquinato dalla società e dai suoi stereotipi. Ma lasciamo vivere il bambino che CREDE. Nulla è impossibile per un bambino. Anzi, impossibile è nulla.

Anche il Nuovo Testamento esorta ad essere innocenti come bambini (ma uomini compiuti in senno).

Da allora ogni cosa che non conosco o non so fare è solo una sfida. Voglio sapere e voglio imparare.
Teatro, musica, giocoleria, bricolage, ecologia, salutismo, lingue, nuoto, arrampicata.

Nessun campo è escluso dalla possibilità di crescere e migliorarsi che dovrebbe essere insita in ogni essere umano.
Perchè la gente si accontenta di vivere in stereotipi e a diffidare o prendere in giro chi è insaziabilmente curioso e si informa, cambia, cresce? La risposta è semplice: perchè ha smesso di credere e ha paura di ciò che non conosce.

Per questo mi arrabbio con chi vegeta e ristagna, mi arrabbio con chi critica ma non fa niente di migliore, con chi rifiuta senza ascoltare.

E soprattutto con chi si arrende senza aver mai lottato e con chi ha smesso di credere.

Usiamo solo il 10% del nostro cervello. Chisà quali sono le innumerevoli capacità che non sfruttiamo solo per colpa di un insegnamento sbagliato della società in cui viviamo e a cui non dovremmo credere.

Crediamo in noi, piuttosto.

domenica, giugno 12, 2011

Carne, ossa, respiro, passione

E' una di quelle giornate così.
Come il tempo lì fuori.
Mi sveglio, c'è il sole.
Mentre cucino, una raffica di pioggia.
Mentre lavo i piatti immergo le mani nella saponata e sento la nostalgia del mare.
Il mio mare, sfida che ancora non ho vinto.
Quante cose ho sfidato e vinto e quanta coscienza ho aggiunto.
E quante volte ho guardato dentro me e quanta crisi prima di accettarmi.
E poi superarmi.
E il mio mare è ancora lì, ad aspettare che io voglia accettare anche lui.
Non mi fa paura. Adesso questa sensazione mi è familiare, si adesso so com'è.
Ciò che non conosco adesso ha un nuovo nome.
Ciò che non conosco sucita in me una nuova emozione.
Non è più paura. Adesso è opportunità.
Quando avrò affrontato te, mare, sarà compiuto tutto ed io sarò pronto.
E il bambino dentro di me sarà finalmente un bambino felice.
Ma intanto la mia vita resta qui appesa, sospesa nel tempo, in uno spazio estraneo.
Attorno a me quest'aria che non riesco a respirare e la fatica, la grande fatica nel cercare di scrivere.
Col tempo, sempre più voglia di parole e non parole, e più fatica ad esprimerle, a metterle per iscritto.
La mia compagna più duratura, la mia amicizia solitaria più intima, la mia amica immaginaria eppure vera, la mia immagine tradotta in qualcosa di intelligibile. La scrittura.
Ora è un peso insopportabile.
Qualcuno che mi osservi e capisca, che mi parli, che mi ascolti. Carne, ossa, respiro, passione.
Ecco cosa manca a queste giornate, ridotte ad una parvenza di quello che è una giornata.
Per quante volte io dica basta, questa è l'ultima volta, chiudo, per sempre. Niente più parole, niente più parole nere su bianco.
Benchè non colmino nessuna assenza e mi lascino più vuoto di prima, mi rimangono fedeli.
Benchè siano ormai uno specchio sbiadito sono l'unica immagine che parla di me.
E in questo orizzonte sfocato, cerco il mio mare.

giovedì, aprile 21, 2011

Sarà forse solo che ho bisogno di una donna?

Il vento leggero che soffia in un bicchiere di vino di troppo.
E' la leggerezza dell'attimo, in cui trattieni il fiato per mandarlo giù,
in attesa del momento che tutto ciò che con esso hai affondato
ripiombi dentro te.
E' il peso di tutte le cose che ti porti dentro e non sai dove mettere.

Nei liquidi si sa, le cose galleggiano.
E tutto ciò che hai cercato di annegare risalirà,
e tu non avrai la lucidità per sostenerlo.
E' l'inevitabilità di tutte le cose che ti porti dentro e non sai dove mettere.
Chi è alla deriva, tu o loro?
Per lo meno zuppe di vino avranno un sapore migliore.